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    Il museo del sale

    Bianche distese di sale delineano le coste da Trapani fino allo Stagnone di Marsala e all’isola fenicia di Mozia tracciando l’itinerario della “Via del Sale".

    Saline e Mulini a vento disegnano un paesaggio suggestivo in cui la luce crea un gioco di riflessi e di colori dovuti all'intensità dei raggi solari nella giornata ed ai momenti del ciclo di evaporazione delle vasche.

    Le Saline si tinteggiano di rosa, di violetto, di arancio, fino alle tonalità più forti specie nell’ora del tramonto, in estate.

    Un momento di magico incanto

    Furono i Fenici ad estrarre per primi il sale lungo a costa trapanese e ad impiantare e prime saline. Ma solo nei sec. XV e XVI si ha uno sviluppo notevole delle attività di estrazione del sale. Nel XVII e nel XVIII secolo le saline rappresentano una risorsa fondamentale dell’economia della città, assieme all’arte del corallo e alla pesca, di portata tale da far diventare il porto di Trapani uno dei più importanti del Mediterraneo e d’Europa.
    Ancora oggi alcune saline sono pienamere attive, definitivamente salvate dal degrado grazie alla sensibilità di privati e dell’A.P.T. di Trapani che ha recuperato alcuni mulini a vento, come documenti di archeologia industriale inseriti in una realtà naturalistica resa intelligentemente produttiva.

    Uno dei mulini a vento, quello in contrada Nubia, è sede del Museo del Sale, un luogo dove vengono conservati gli attrezzi da lavoro dei salinai e nel quale si ritrovano i segni di una cultura materiale il cui patrimonio etno-antropologico è di inestimabile valore. Le Saline di Trapani, oggi Riserva Naturale, costituiscono un habitat unico che si offre al visitatore come un museo en plein air.