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Erice
Erice, capitale mondiale della scienza
Sacro e antico è il culto pagano di una divinità femminile, Dea
della fecondità, della bellezza, dell’amore: Ibla per
i Sicani, Astarte per i Cartaginesi; Toruc per i Fenici
e poi l’Afrodite dei Greci e la Venere dei Romani,
tutte in una a perpetuare la celebrazione della Dea, presenza
aleggiante eppure immanente, che ancora oggi attrae e affascina
con le sue antiche leggende che narrano di pellegrini, sacerdotesse,
eroi e condottieri, avvolti nel manto complice della nebbia che
discretamente cela gli amori di Venere alla curiosità irriverente
dei mortali.
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| Tempio di Venere |
Torretta Pepoli |
Trasfusa in colomba la Dea guida le sue jerodule verso l’Africa;
lo stormo frusciante si allontana dal Santuario per farvi ritorno
dopo nove giorni, segnando la fine dell’anno rituale e l’inizio
dei nuovo: sono le anagogie e catagogie, feste propiziatorie
durante le quali la Dea e le sue sacerdotesse sono degnamente celebrate
nella loro sacralità.
Ed il culto pagano si protrae almeno fino ai 15° sec. d.C., periodo
in cui le cronache registrano ancora pellegrinaggi sacri al tempio
della Dea, tanto da indurre la Chiesa a operare una ferma, seppure
lenta, trasposizione dei culto pagano in sede cristiana: nasce
così la sovrapposizione dell’immagine della Madonna di Custonaci
a quella della Dea; identico il mese di celebrazione, agosto,
di una figura ugualmente femminile; identica la trasmigrazione in
processione da Custonaci a Erice della sacra immagine, a perpetuazione
dei rituali pagani delle anagogie e catagogie, alfine
di sostituire, nella mente e nel cuore dei fedeli, il culto cristiano
a quello pagano.
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| Afrodite |
L'Annunciazione |
E numerose sono anche le citazioni di Erice e del suo Santuario
nella letteratura latina: Cicerone nelle "Verrine", Ovidio, Orazio
e Catullo, e, infine Virgilio, nella sua Eneide, ricordano
la Città del monte sacro e il culto della sua bella Dea, che languidamente
si bagna nella sacra piscina all’interno del Themenos, il
recinto sacro che delimita il Tempio all’aperto.
Ma Venere è solo una delle figure mitologiche che animano Erice,
la più affascinante forse, ma non certo l’unica: Bute, Enea,
Aceste, Anchise, Eracle, Dedalo ed Elimo sembrano essersi
dati appuntamento qui, su questa vetta o lungo le sue spiagge lambite
dal mare, per immortalare i luoghi sacri.
E il mito, che è leggenda, ma anche storia dell'uomo, aleggia
tra gli alberi e le pietre di questa città, abituata da secoli a
principi ed eroi, dei e giganti che qui vivono ancora nello
spirito del tempo, nutrendosi del sogno che sempre dimora nell'animo
umano.
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